sabato, 22 dicembre 2007

Herman Hesse diceva che il nuovo uomo sarebbe uscito dal mondo così come l'uccello dall'uovo. Distruggendolo.
Distruggere vuol dire danneggiare, danneggiare vuol dire ledere qualcosa, qualcosa che necessariamente appartiene a qualcuno.
Chi vuole distruggere è perché non ha. Chi ha difende quello che possiede. E' una dinamica elementare, una clausola fondante di qualsiasi tessuto sociale. Eppure è ingiusta.
Non si parla di proprietà spicciola, bisogna fare attenzione. La macchina, la tv, la sicurezza, i soldi, sono pertinenze acquisite dell'essere. Quello che fa la differenza è la produzione.

Chi produce il prodotto ha. Chi lo subisce, non ha. E talvolta distrugge.
Così, per difendere la proprietà, chi possiede seda gli animi dei non abbienti.
E, piano piano, cerca di ricostruire l'uovo attorno all'uccello, ormai maturo e cresciuto, stordendolo, comprimendolo, disorientandolo.
Noi siamo gli uccelli.

L'informazione è il nostro martello. Chi sa, chi comprende, sceglie. Questa è la democrazia. Chi controllo l'informazione sceglie per te. Lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo. Eppure continua ad essere così, senza soluzione.


Perdonate la piccola overture, in salsa malinconica. Ora il primo movimento.



Roberto Speranza, presidente della Sinistra Giovanile, la “primavera” del grande inverno del Partito Democratico, intervenendo alla recente puntata di AnnoZero in difesa del padroncino Massimo D'Alema, “inopportunamente” coinvolto nella vicenda dei furbetti del quartierino, era palesemente emozionato.

Tanto emozionate da farsi accompagnare da due amici del partito che lo incoraggiavano continuamente durante lo svolgimento della puntata.

Ma quando è arrivato il suo momento il giovane aspirante carrierista ha spolverato tutto il suo repertorio imparato in anni e anni di sezioni e ricevimenti. Dopo aver paragonato tutta la questione ad un chiacchiericcio e dopo aver celebrato i risultati raggiunti dai suoi maestri, il vecchio giovane ha voluto dimostrare che in lui si impersonificavano tutte le grandi istanze di rinnovazione della classe politica.

Dimostrando un certo piglio da incompetente, il presidentino ha domandato se non fosse il caso che l'informazione mediatica non dovesse risponda ad un interesse nazionale.

Troppo fastidiosi questi giornali che dimostrano che i nostri rappresentanti sono solo degli amministratori di se stessi.

A fine puntata il senatore Massimo Brutti, si è alzato per stringere la mano al giovane rampollo. Ma la vera celebrazione è arrivata poco dopo, quando il cellulare di Speranza ha squillato ed il suo volto si è acceso di estasi. Le uniche parole che è riuscito a dire sono state “D'Alema!” per poi rifugiarsi in una ciancia di grazie e di riverenze.


Andatevelo a vedere qui


Il futuro è la nostra Speranza. Non il contrario. Lo dice il vero l'interesse nazionale.

postato da: megliodiniente alle ore 15:20 | Permalink | commenti (2)
categoria:speriamo, senza speranza