lunedì, 19 maggio 2008
Una piccola poesia, tanto per rimanere in attualità...

Cominciarono con gli zingari



Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

da Bertolt Brecht

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sabato, 17 maggio 2008
Qualcosa, dopo le ultime scosse di assestamento, inizia a muoversi anche in Parlamento.
E' in discussione in Commissione Speciale in Senato la conversione in legge del decreto Alitalia,  quello del prestito ponte di 300 milioni per fronteggiare la scarsa liquidità della compagnia di bandiera, partecipata al 49% dallo Stato attraverso il Ministero dell'Economia.
Il testo del decreto legge in questione indica inoltre la provenienza di questi soldi, in quanto la disponibilità economica pubblica è vincolata e disposta dalla finanziaria annuale. La liquidità, secondo quanto contenuto nel decreto, è a valere sulla disponibilità di cui alla contabilità 1201.
La contabilità speciale 1201 è relativa al finanziamento del F.I.T, il fondo rotativo speciale sull'innovazione tecnologica.
ll FIT, gestito dal Ministero delle Attività Produttive è, secondo il regolamento del Ministero, "uno strumento specifico per il finanziamento delle attività di sviluppo precompetitivo intese come attività che mirano a sviluppare applicazioni tecnologiche concrete di risultati ottenuti in una fase di ricerca precedente."
In soldoni il F.I.T è stato istituito per finanziare i progetti di ricerca tecnologica attraverso prestiti fino al 100% dei costi con un interesse annuo dell'1%. Una condizione vantaggiosissima per sviluppare la ricerca italiana che è nelle ultime posizioni europee. Inoltre al fondo può attingere anche il Miur, il ministero dell'università e della ricerca, che può finanziare i progetti di ricerca in sede universitaria.
Tralasciando i discorsi di oppportunità e di legittimità del prestito del governo ad Alitalia ( promosso dal Governo Prodi e la settimana prossima con ogni probabilità vidimato dal Governo Berlusconi ) è giusto che questo prestito debba essere attinto da una riserva così importante che coinvolge direttamente tutta la società, come quella per l'Innovazione Tecnologica?
In più esistono molti piani d'emergenza relativi al settore delle crisi aziendali, perchè questi non sono mai stati applicati ad Alitalia?
Oltre a costarci più di un milione di euro al giorno, Alitalia ha assorbito buona parte delle speranze di un giovane ricercatore di vedersi finanziato il suo progetto, sul quale ha lavorato e sul quale si basa il futuro tecnologico del paese.
postato da: megliodiniente alle ore 09:53 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 13 maggio 2008
 
Continua ad essere impossibile raccontare quel che sta accadendo nel sud dell'Afghanistan, dove l'Isaf sta conducendo una operazione militare in grande stile. L'unica certezza è che l'aeroporto di Lashkargah è da una settimana chiuso a tutti i voli civili, siano aerei o elicotteri, proprio per ordine della stessa Isaf.

E' di oggi la notizia di un soldato canadese morto durante gli scontri con i ribelli talebani. Di quel che accade ai civili, invece, non è dato sapere.
Come se l'informazione fosse filtrata dalla stessa nuvola di polvere che oggi avvolge Kabul.
Quel che si sa, è che gli angloamericani dell'Isaf stanno conducendo una operazione militare in grande stile, pomposamente annunciata. Ma i combattenti afgani, per ora, sembrano pensare ad altro. In questi giorni si sta svolgendo il raccolto primaverile dell'oppio. E la stragrande maggioranza dei combattenti ha, per adesso, lasciato cadere i kalashnikov e impugnato i falcetti, per portare a casa quel po' di danaro sufficiente a mantenere la famiglia.

Peraltro, tra le poche notizie che dal sud arrivano alla capitale, ce ne è proprio una che riguarda la raccolta dell'oppio, a cui sembrerebbe che i militari occidentali siano del tutto disinteressati. "Potrebbe essere il segno di una nuova politica impostata in modo da non far salire troppo la tensione. Le azioni di contrasto alla raccolta dell'oppio hanno sempre scatenato rivolte, anche armate. E hanno sempre dato respiro alla propaganda antioccidentale dei talebani. Quest'anno è la prima volta che quaggiù non si sente parlare mai di azioni di contrasto al raccolto", mi raccontano in difficili telefonate i nostri informatori che per ovvie ragioni di sicurezza richiedono l'assoluto anonimato.
Le uniche voci ad arrivare sono quelle dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, unica struttura civile ad operare in tutto il sud del paese.

"In questi giorni sono cominciati ad arrivare pazienti dalle zone colpite dai bombardamenti", racconta Marco Garatti, che dell'ospedale è coordinatore oltreché chirurgo. "Che però ci hanno raccontato di sporadici bombardamenti, non di operazioni militari in grande stile. Da quel che ci dicono sembrerebbe che le bombe vengano usate per tenere libera la strada che da Gamser porta verso il sud più che per colpire movimenti talebani". Garatti conferma anche la scarsa attività di contrasto al raccolto dell'oppio: "Non abbiamo saputo di nessuna operazione militare contro il raccolto di primavera, che sta andando alla grande, e che tiene occupati praticamente tutti, qui al sud. Anche il cielo di Lashkargah, che di solito è sulle rotte delle operazioni militari, in questi giorni è abbastanza tranquillo. Non vediamo grandi movimenti di aerei o di elicotteri".

Secondo i bollettini militari, le attività sono in corso. Nei primi quattro giorni di maggio, sarebbero state almeno dieci le missioni combat dell'aviazione. Nelle quali non si è fatto risparmio nell'uso di bombe ad alto potenziale distruttivo.
"I primi pazienti arrivati sono feriti da arma da fuoco. Civili colpiti mentre cercavano di scappare. Purtroppo, uno di loro è morto. Il viaggio dal loro villaggio al nostro ospedale è lungo. E non ci sono in zona strutture in grado di stabilizzare i feriti", racconta ancora Garatti. "Il giorno dopo, domenica, sono arrivati invece tre pazienti feriti da un bombardamento. Uno di loro, un ragazzino di circa 13 anni, ha perso una gamba". 
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venerdì, 09 maggio 2008
Piccolo post per salutare l'arrivo in Italia di Current Tv, la tv di Al Gore che dopo aver avuto un buon successo in America sarà disponibile anche
sulla piattaforma Sky.
Current Tv è il prototipo di un tipo di giornalismo partecipato ( il cosiddetto citizien journalism ) che inverte il modo di fare informazione. Invece che dall'alto verso il basso ( dal giornalista all'utente) la notizia viene dal basso verso l'alto ( dall'utente verso il giornale).
Il tutto attraverso la condivisione di servizi video che saranno mandati direttamente da chi guarda ed in seguito mandati in palinsesto.
Un sistema nuovo di fare informazione che, come vogliamo sperare, soppianterà l'attuale mediocrità.

Ecco un articolo esplicativo pubblicato su Repubblica.
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mercoledì, 07 maggio 2008
Con assoluta felicità pubblico la prima collaborazione esterna di AltraNotizia

Da Mike da Londra:



"Prendo spunto dall'editoriale di Sartori sul corriere della sera per parlare di demografia. avrei commentato direttamente sul corriere, ma a noi cio non e dato.
 
E gia un po' di tempo che vedo puntare il dito contro la crescita democratica ed invocare politiche di controllo e riduzione. La domanda è semplice: come? Ovviamente ci sono una tonnelata di risposte, e non è mia intenzione criticarne alcuna a priori, il mio punto è piu sottile.

Partiamo da un fatto socio-economico: le persone rispondono agli incentivi. Questa è la differenza elementare che fa dell'economia e della fisica due mondi diversi.
Quindi, date le informazioni che possiedono riguardo il mondo in cui vivono, le persone fanno scelte razionali. Il numero di figli è, con un piccolo margine di errore, una scelta razionale dato il mondo circostante.
Non è un caso che la grande maggioranza di programmi per la distribuzione gratuita di preservativi non abbiano sortito alcun effetto: il problema non è la mancanza di preservativi. Il costo di un preservativo e infimo rispetto al costo di un figlio  o di una figlia anche in un paese povero. Se ci fosse domanda per preservativi, preservativi arriverebbero, esattamente nella stessa maniera in cui arriva la coca cola sui mercati di quei paesi.
Un motivo tra tanti è che in mancanza di reti di protezione sociale o di possibilita di assicurazione, i figli sono un'assicurazione, per tanto una scelta razionale. Quindi data la possibilita la gente sceglie che tutto sommato preferisce avere più figli e meno incertezza riguardo il futuro.
 
In breve, imporre decisioni dall'alto è un abitudine idiota e paternalistica che dovremmo abbandonare. La gente sà quello che fa, e lo fa per un motivo. Secondo questa logica per risolvere i problemi di crescita democratica in Italia bisognerebbe mettere in circolazione preservativi bucati e vietare aborto e pillole varie.
 
Un discorso differente è quello che riguarda le informazioni che la gente ha a disposizione; se in possesso di informazioni sbagliate o incomplete, la sceltre potrebbero non essre quelle giuste. In questo senso sì, si può pensare a campagne di informazione sulla prevenzione se si pensa che non ci sia informazione sufficente.
E stato fatto un esperimento interessante in Bangladesh, dove effettivamente e stato possibile generare domanda grazie alla diffusione di informazione. Con risultati positivi in molti aspetti.
 
A volte fa comodo puntare il dito contro problemi evidenti. Come Francesco dice nell'articolo sotto, ci sono altri fattori che causano fame nel mondo. Solamente che è piu facile insegnare ai selvaggi come si vive piuttosto che mettersi controinteressi ben difesi
."
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lunedì, 05 maggio 2008
Dal sito www.peacereporter.com

Il boom dei prezzi dei generi alimentari rischia di far morire di fame mezzo mondo e crea forti disagi all’altra metà. L’Onu ha parlato di una catastrofe paragonabile allo tsunami. Che però è un fenomeno naturale e in quanto tale inevitabile. Mentre quello che sta accendo, nonostante quello che ci vogliono far credere, non lo è affatto.
 
Il boom dei prezzi agricoliLe cause note. Ci hanno detto che la principale causa di questo drammatico fenomeno sono le inesorabili leggi del mercato: troppa domanda rispetto all’offerta. Ma come! Se fino a l’altro ieri tutti gli esperti mondiali continuavano a dire che oggigiorno si produce abbastanza cibo per sfamare l'intera popolazione del pianeta! Possibile che questa situazione sia mutata nel giro di pochi mesi a causa dell’incremento del fabbisogno alimentare dei cinesi e degli indiani? O dei raccolti andati distrutti da siccità e inondazioni causate dai cambiamenti climatici? Evidentemente no. Ci hanno quindi spiegato che le cause principali vanno ricercate nel crollo della produzione agroalimentare causata dal recente boom delle coltivazioni agricole destinate alla produzione di biocombustibili. Inoltre, sostengono gli esperti, l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli è strettamente collegato al caropetrolio, visto che i fertilizzanti e pesticidi usati in agricoltura derivano da prodotti petrolchimici.
 
AfricaLe cause nascoste. Quello che non viene detto, ma che sta iniziando a emergere da alcune dichiarazioni poco evidenziate dai mass media, è che i prezzi sono aumentati così tanto e così rapidamente a causa della cinica speculazione finanziaria privata.
“Abbiamo cibo sufficiente per sfamare tutti gli abitanti di questo pianeta”, ha ribadito Achim Steiner, direttore del Programma Ambientale dell’Onu. “Ma l’accesso al cibo è distorto dai mercati”. Parole sibilline, parzialmente chiarite dal suo collega Jean Ziegler, Relatore speciale sul diritto all'alimentazione per la Commissione sui diritti dell'uomo delle Nazioni Unite: “La situazione è degenerata a causa dalle compagnie che fanno investimenti di private equity nel mercato alimentare approfittando del prevedibile andamento dei prezzi”.
Più esplicita la spiegazione di Anthony Costello, direttore dell’Institute for Global Health di Londra: “La ragione principale dell’aumento dei prezzi agricoli è la speculazione che sta investendo tutti i beni essenziali: petrolio, oro e metalli. Le risorse alimentari andrebbero messe al riparo dalle speculazioni degli hedge funds che traggono profitto dall’innalzamento dei prezzi a spese della vita di migliaia di esseri umani”.
 
Asia“Attacco speculativo”. José Graziano de Silva, rappresentante della Fao per l’America Latina, durante una conferenza tenutasi a Brasilia a metà aprile ha parlato senza mezzi termini di un’ “attacco speculativo” come causa principale dell’inflazione agricola. Un attacco che, secondo de Silva, è iniziato nel 2007, dopo cinque anni di lento ma costante aumento dei prezzi in questo settore dovuto ai fattori citati all’inizio. Certi che il trend sarebbe continuato, gli speculatori hanno iniziato a investire con al sicurezza di ricavare profitti dalle future vendite.
Dello stesso parere sono altri esperti del settore.
Secondo Ricardo Cota, dirigente della Confederazione agricola brasiliana (Cna), “i prezzi dei prodotti agricoli non sono più determinati dalla legge della domanda e dell’offerta: tutto è distorto dalla massiccia entrata dei fondi d’investimento nel mercato agroalimentare mondiale”.
Un altro brasiliano, Fernando Muraro, analista della AgRural, afferma che “la colpa è della finanziarizzazione dei mercati agricoli” provocata da “forze speculative alla ricerca di profitti facili e garantiti”.
 
La mano visibile. A tutto questo si aggiunge un altro fattore poco pubblicizzato e strettamente collegato alle speculazioni finanziarie: il controllo del mercato agroalimentre mondiale da parte di poche potentissime multinazionali. Cargill, Continental, Louis Dreyfus, Bunge&Born e Toepfer controllano il 90 percento del mercato cerealicolo globale. E’ a loro vantaggio che Usa, Ue, Wto e Fmi hanno imposto ai paesi produttori scellerate politiche agricole basate sulla produzione per l’esportazione invece che per il consumo interno. La mano invisibile, a volte, si vede benissimo.
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venerdì, 02 maggio 2008

Voglio, con questo post, inaugurare una nuova sezione di Altranotizia chiamata "la politica che vorrei", per ricordare esempi di politici unici nella storia che hanno cercato di controvertire la condizione di schiavitù della politica e della società nei confronti degli interessi privati delle elite finanziarie e delle multinazionali del denaro.

Questo perchè la politica ha significato solo se libera di esprimere la propria correlazione con le esigenze di chi vota, e non come strumento di oppressione e di menzogna.


Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava -tra l'altro- l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe  probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.


 

 

 

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."

  
(Robert Kennedy)
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categoria:politica
mercoledì, 30 aprile 2008
Prima di affrontare direttamente il tema del signoraggio e dare nuova linfa ad Altranotizia, vorrei introdurre l'argomento con una serie domande ( con relative risposte) che possono dare un idea della profondita e della rilevanza di questa realtà finanziaria di cui non si parla mai nel mainstream mediatico.

da www.signoraggio.it


Cos’è la moneta?

La moneta è una convenzione esistente tra persone che l’accettano di comune accordo.

A cosa serve la moneta?
La moneta serve come sostituta del baratto, per effettuare lo scambio diretto o indiretto di merci o servizi.

Cos’è il valore nominale di una moneta?
Il valore nominale di una moneta è il valore numerico impresso o stampato su di essa. E’ detto anche valore di facciata.

Cos’è il valore intrinseco di una moneta?
E’ il costo supportato da chi l'ha emessa, comprensivo del materiale (ad esempio oro, argento o carta e inchiostro) e spese di lavorazione.

Chi crea la moneta?
Attualmente la moneta-banconota è emessa dalla Banca Centrale Nazionale. Il Ministero del Tesoro conia le monete metalliche.

Cos’è la Banca d’Italia?
La Banca d’Italia è la Banca Centrale Nazionale presente in Italia. Essa è un istituto di diritto pubblico ma strutturato come una società per azioni. E' un "unicum" giuridico.

A che cosa serve la Banca d’Italia?
A regolare le operazioni tra le banche locali presenti sul territorio nazionale italiano.

La Banca d’Italia è dello Stato?
No.

I Governatori della Banca d’Italia sono rappresentati governativi?
No. Il Governatore di Bankitalia è consigliato al Governo da Bankitalia stessa. Il Governo può rifiutare il nominativo sottopostogli ma spetta comunque a Bankitalia proporre un nuovo Governatore.

Di chi è la Banca d’Italia?
Questi sono i soci della Banca d'Italia (con le relative partecipazioni in quote), dedotti da ricerche effettuate da testate giornalistiche, di cui sotto.

·         Gruppo Intesa (27,2%)

·         Gruppo San Paolo (17,23%)

·         Gruppo Capitalia (11,15%)

·         Gruppo Unicredito (10,97%)

·         Assicurazioni Generali (6,33%)

·         INPS (5%)

·         Banca Carige (3,96%)

·         BNL (2,83%)

·         Monte dei Paschi di Siena (2,50%)

·         Gruppo La Fondiaria (2%)

·         Gruppo Premafin (2%)

·         Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%)

·         RAS (1,33%)
e siamo arrivati al 94,35%. E l'altro 5,65% di chi è? Sono ignoti! Infatti non è dato sapere (per Legge) i nomi dei padroni di Bankitalia!
Queste percentuali sono state ricavate da Famiglia Cristiana (04/01/2004 pag. 22) e ILSOLE24ORE con un operazione di "ricerca al contrario"
(ossia verificando, per ogni Banca "normale", gli investimenti e le relative quote azionarie di partecipazione)

      ATTENZIONE! IL 20 SETTEMBRE 2005 LA BANCA D'ITALIA CONFESSA E PUBBLICA FINALMENTE SUL PROPRIO SITO INTERNET I VERI PARTECIPANTI AL PROPRIO CAPITALE qui 

E’ vero che la Banca d’Italia stampa le banconote e le presta al Governo al valore nominale?
Sì.
Tecnicamente lo Stato Italiano emette delle Obbligazioni e Bankitalia effettua un prestito allo Stato (indirettamente attraverso l'acquisto di titoli di stato sul mercato dei titoli di stato) per il corrispettivo valore dell’obbligazione, dietro pagamento di un interesse. Tale acquisto di titoli di stato da parte di Bankitalia può essere fatto sia attraverso l'emissione di banconote, sia attraverso l'emissione di denaro scritturale.

La moneta, così emessa dalla Banca d’Italia, è coperta da un corrispettivo valore in oro?
No.

La moneta, così emessa dalla Banca d’Italia, è convertibile in una valuta che ha un controvalore in oro?
No.
Anche se l’euro è perfettamente convertibile, ad esempio, in Dollaro USA (la c.d. valuta pregiata), a sua volta il Dollaro statunitense non è convertibile in oro né in altro materiale prezioso.

E’ dunque vero che non esiste più la convertibilità tra le banconote e l'oro?
Sì, è vero. Dal 15 agosto 1971 non esiste la convertibilità delle valute nazionali in oro.
Il presidente USA Nixon, infatti, pose fine agli Accordi di Bretton Woods, chiudendo la c.d. Gold Window, che prevedeva l’aggancio dollaro-oro dal 1944 (un oncia di oro = circa 35-37 dollari USA)

Da chi viene emesso l’euro?
L’euro è emesso dalla Banca Centrale Europea, la BCE.

Da chi è composta la Banca Centrale Europea?

·        Banque Nationale de Belgique (2,83%)

·         Danmarks Nationalbank (1,72%)

·         Deutsche Bundesbank (23,40%)

·         Bank of Greece (2,16%)

·         Banco de Espana (8,78%)

·         Banque de France (16,52%)

·         Central Bank and Financial Services Authority of Ireland (1,03%)

·         Banca d'Italia (14,57%)

·         Banque centrale du Luxembourg (0,17%)

·         De Nederlandsche Bank (4,43%)

·         Oesterreichische Nationalbank (2,30%)

·         Banco de Portugal (2,01%)

·         Suomen Pankki (1,43%)

·         Sveriges Riksbank (2,66%)

·         Bank of England (15,98%)

Quanto costa coniare una moneta?
Creare una moneta metallica costa circa 15 centesimi di euro (metallo, spese di conio, ecc..).

Quindi il valore intrinseco di una moneta metallica è di circa 15 centesimi di euro?
Sì.

E’ vero che ogni banconota “costa” circa 3 centesimi (3 euro/cent)?
Sì. E’ il medio costo vivo di fabbricazione di una banconota (spese tipografiche quali carta, inchiostro, tecniche di contraffazione ecc..)

Il suo valore intrinseco quindi è di circa € 0,03?
Sì.

E‘ vero che viene prestata allo Stato al suo valore nominale?
Sì. Ad esempio, una euro-banconota con il valore di facciata ‘100’ viene prestata a 100 euro nominali.

A quanto corrisponde l’interesse sul prestito?
Attualmente la BCE ha fissato un livello del 2%, il c.d. tasso di sconto (oggi tasso di riferimento) sul denaro (tasso a cui la BC presta alle banche ordinarie), al quale si adeguano tendenzialmente gli altri tassi di interesse.

Chi determina questo valore?
La BCE, in modo del tutto indipendente e non negoziabile.

Cos’è il Debito Pubblico?
E' la somma di tutto il denaro che lo Stato (in generale, le amministrazioni pubbliche) è costretto a chiedere in prestito al mercato per coprire la mancanza di denaro che lo Stato stesso ha accumulato nel tempo per far fronte alle proprie spese, mancanza dovuta all'aver delegato al sistema bancario il potere di emettere moneta.

Cos’è il signoraggio?
Il signoraggio è la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco di una moneta.

A chi va il signoraggio?
Il reddito da signoraggio va a chi emette moneta.

Chi ci guadagna dall’attuale sistema?
- La Banca Centrale Nazionale per quanto riguarda le banconote.
Stampando una banconota, ad esempio da 100 euro nominali, intasca la differenza tra questo valore e il valore intrinseco, che è di € 0,3. Una singola banconota da 100 euro viene a costare allo Stato:   € 100 + 2,5% (tasso di sconto) = € 102,5
Ricordiamo che alla BCE è costata 30 euro/cent, quindi il signoraggio a vantaggio della BCE è di:  € 102,5 – € 0,3 = € 102,2
- tutte le banche (Banca Centrale compresa) per quanto riguarda la moneta virtuale (conto corrente). Il meccanismo del guadagno è lo stesso di quello descritto per le banconote, con la differenza che in questo caso il valore intrinseco è nullo.

Lo Stato dove può guadagnare?
Lo Stato ha una perdita nel coniare pezzi di monete metalliche da 1, 2, 5 e 10 centesimi di euro.
Il guadagno (signoraggio) inizia dalle pezzature superiori: 20, 50, 1 euro e 2 euro.
Però le monete di metallo (unico vantaggio dello Stato) sono una percentuale minima,
infinitesima della Massa Monetaria attualmente in circolazione.

E' vero che le banche prestano denaro che non hanno?
Sì. Esse infatti possono creare dal nulla denaro che non hanno. E' la legge bancaria che lo permette.   

In che modo le banche prestano denaro dal nulla?
In parole semplici, i depositi che noi mettiamo in banca rimangono per lo più disponibili se vogliamo usarli (come ben sa chi ha un conto corrente: può prelevare i propri soldi quando vuole). Tuttavia, la banca "utilizza" quei soldi per fare prestiti ad altre persone. In realtà non li tocca nemmeno, come sappiamo, dato che i nostri conti correnti sono sempre a nostra dispozione. Ciò significa che i soldi prestati dalla banca sono creati dal nulla.

Perché esistono tre definizioni di "signoraggio" comunemente usate, con diversi gradi di verità? 
Per creare confusione alle persone che cercano di capire.
- definizione illusoria: in alcuni manuali di economia universitari si definisce "signoraggio" il denaro creato dal nulla dalla Banca Centrale per comprare titoli di Stato. Esso è in questo caso inteso come un ricavo del Governo, che in tal modo evita di chiedere tasse o soldi presso il pubblico (ma aumenta il debito pubblico!).                                                           
- definizione realistica: guadagno del sistema bancario derivante dalla differenza di interessi sui prestiti e sui epositi.
- definizione reale: guadagno del sistema bancario (fatto salvo il signoraggio sulle monete metalliche che va allo Stato) dato dalla differenza tra valore nominale e valore intrinseco della moneta emessa (di carta o elettronica che sia), al quale si aggiunge il guadagno sugli interessi.
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categoria:economia
sabato, 26 aprile 2008

Nuovo record per l'esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro con un incremento del 9,4% rispetto al 2006. Sono queste le prime anticipazioni del Rapporto annuale previsto dalla legge 185 del '90, e rese note dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in occasione dell'incontro fra alcuni rappresentanti della Rete Disarmo e la Segreteria tecnica del sottosegretario Enrico Letta, a cui hanno partecipato anche il consigliere militare del presidente del Consiglio, Alberto Ficuciello, il sottosegretario all'Economia e Finanze, Alfiero Grandi, e rappresentanti del ministero dell'Interno e del ministero della Difesa.

Una crescita contenuta rispetto all'anno passato, quando le autorizzazioni alle esportazioni erano invece aumentate di oltre il 60% sul 2005, ma pur sempre “un trend di crescita dell'export alquanto preoccupante" ha commentato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo presente all'incontro.

Ma veniamo ai numeri. Nel corso del 2007 sono state rilasciate da parte del Ministero degli Affari Esteri ben 1391 autorizzazioni all'esportazione di materiali di armamento (erano 1183 nel 2006, e 1065 nel 2005).

Mentre il valore delle esportazioni definitive, per le quali è previsto il corrispettivo regolamento finanziario, ammonta a 2 miliardi e 370 milioni di euro circa: l'8% in più rispetto al 2006 (2 miliardi e 192 milioni di euro circa), e del 74% rispetto al 2005 (1 miliardo e 360 milioni circa).

Oltre alle autorizzazioni crescono, infine, anche le consegne definitive di armamenti che, come riporta l'Agenzia delle Dogane, superano gli 1,23 miliardi di euro a fronte dei 970 milioni del 2006. Forte incremento anche dei "Programmi intergovernativi" che - per l'arrivo a regime di diversi programmi, sfiorano nel 2007 i 1,85 miliardi di euro.

Le prime dieci aziende
Fra gli esportatori primeggia, come volume finanziario, l'MBDA ITALIA con oltre il 18,49% , pari a circa 442,9 milioni di euro, seguita da:

  • INTERMARINE con il 10,22%, pari a circa 244,8 milioni di euro;
  • FINCANTIERI con il 7.99%, pari a circa 191,6 milioni di euro
  • AGUSTAWESTLAND con il 7,93%, pari a circa 190,0 milioni di euro;
  • OTO MELARA con il 7,0%, pari a circa 167,65 milioni di euro;
  • GALILEO AVIONICA con il 6,72%, pari a circa 160,99 milioni di euro;
  • AVIO con il 5,97%, pari a circa 143,1 milioni di euro;
  • IVECO con il 4,48%, pari a circa 107,3 milioni di euro.
  • ALENIA AERMACCHI con il 3,98%, pari a circa 95,3 milioni di euro;
  • ORIZZONTE Sist. Nav. con l'2,48%, pari a circa 59,4 milioni di euro.

La MBDA, una joint venture tra l'inglese Bae Systems (37,5%), la franco-tedesca Eads (37,5%) e l'italiana Finmeccanica (25%) non è nuova a tali record. L'azienda, leader nella produzione di sistemi missilistici, si era già fatta notare nella relazione 2005 per una vendita di ben 170 milioni di euro verso il Regno Unito conquistando allora il secondo posto. Sono invece new entry nella top ten delle aziende esportatrici di armi la Intermarine Spa, dal 2002 parte del Gruppo messinese "Rodriquez Cantieri Navali", specializzata nella progettazione e costruzione di Unità Navali, e Orizzonte Sistemi Navali, società di ingegneria navale, costituita da Fincantieri e da Finmeccanica, attiva nella progettazione e realizzazione di unità navali militari ad elevato contenuto tecnologico.

Le prime dieci destinazioni
Per quanto riguarda, invece, i principali destinatari delle autorizzazioni alle esportazioni definitive di materiale d'armamento (non considerando le operazioni da compiere nell'ambito dei Programmi Intergovernativi per lo più destinate a Paesi Europei), dopo il Pakistan, al primo posto, merito soprattutto di un'autorizzazione per missili contraerei (di tipo Spada-Aspide prodotti dalla MBDA, controllata Finmeccanica), si scopre qualche altro nome a dir poco imbarazzante come Turchia, Malaysia e Iraq. Ma ecco la classifica completa fino al decimo posto:

  • PAKISTAN con il 19,91% delle operazioni pari a circa 471,6 milioni di euro;
  • FINLANDIA con il 10,59%, pari 250,96 milioni di euro;
  • TURCHIA con il 7,37%, pari a circa 174,57 milioni di euro;
  • REGNO UNITO con al 5,98%, pari a 141,77 milioni di euro;
  • STATI UNITI con il 5,81%, pari a circa 137,72 milioni di euro;
  • AUSTRIA con il 5,05%, pari a 119,72 milioni di euro;
  • MALAYSIA con il 5,04%, pari a 119,28 milioni di euro;
  • SPAGNA con il 5,02%, pari a circa 118,84 milioni di euro;
  • IRAQ con il 3,55%, pari a circa 84,0 milioni di euro;
  • FRANCIA con il 3,48%, pari a 82,39 milioni di euro.

Le prime dieci banche
Record, infine, anche per le operazioni autorizzate alle banche che salgono ad oltre 1,2 miliardi di euro. Il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d'appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di 'uscita progressiva dal settore' annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato, Alessandro Profumo, in attesa, dopo l'acquisito di Capitalia l'anno scorso di definire una linea di comportamento per quanto riguarda questo tipo di operazioni.

Diminuiscono, invece, le operazioni del gruppo Intesa San Paolo: un primo effetto della nuova policy entrata in vigore solo nel luglio scorso, ma che già sembra presentare risultati positivi.

"Preoccupa invece soprattutto la crecita di operazioni di istituti esteri come Deutsche Bank (173,9 milioni di euro), Citybank (84 milioni), ABC International Bank (58 milioni) – ha sottolineato Giorgio Beretta della Campagna 'banche armate' in occasione della presentazione del Rapporto – e BNP Paribas (48,4 milioni) a cui vanno sommati i valori dell'acquisita BNL (63,8 milioni). Se siamo riusciti a portare diverse banche italiane ad esplicitare una policy precisa e il più possibile restrittiva in questa materia – ha aggiunto Beretta – dobbiamo creare la stessa azione di pressione sia in Italia sia negli altri paesi europei per quanto riguarda le banche estere".

Ma ecco la classifica completa delle prime dieci banche per attività:

  • UNICREDIT Banca d'Impresa (14,96%)
  • Deutsche Bank (14,20%)
  • Banca INTESA SAN PAOLO (11,81%)
  • Citibank (6,86%)
  • Banca Nazionale del Lavoro (5,21%)
  • ABC International Bank PLC (4,74%)
  • Cassa di Risparmio in Bologna (4,38%)
  • BNP Paribas (3,95%)
  • HSBC Bank (2,22%)
  • Commerz Bank (2,20%)
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mercoledì, 23 aprile 2008
 
 

 
Dal sito www.peacereporter.net

"Indirizzare l'opinione pubblica, creare consenso, coprire la verità. Non stiamo parlando di un genere nuovo nell'informazione che riguarda guerre e conflitti. Le veline non sono scomparse, ma si sono adeguate, come le tecniche di cooptazione da parte di chi ha bisogno di disegnare semplici schemi che creino affezione alla macchina bellica, alle esigenze dei 'falchi'.
 
gli analisti manovrati dal pentagonoLa notizia pubblicata nelle scorse ore dal New York Times ci racconta di una schiera di analisti militari, tutti graduati in pensione, utilizzati dai grandi network televisivi statunitensi, al servizio diretto di Donald Rumsfeld. Gli analisti, tutti legati all'industria bellica, venivano ammaestrati sul messaggio da propagandare, in cambio di informazioni riservate utili per i loro affari di consulenti per l'industria bellica, a vario titolo. Quando l'informazione sui conflitti voluti dagli Usa rischiava di prendere una cattiva piega, Rumsfeld riuniva il pool, impartiva la linea editoriale, che veniva trasmessa nelle case di milioni di telespettatori. Dall'inchiesta del NYT apprendiamo anche virgolettati che legittimano innumerevoli analisi, dando loro non più l'aura di un'opinione, ma il valore dei fatti. Dice, Rumsfeld, di insistere sul concetto di guerra al terrore, ma senza limitare questa espressione solo all'Iraq, o all'Afghanistan. Il concetto deve essere esteso temporalmente e geograficamente. E soprattutto l'Iraq deve essere legato sempre di più all'Iran.
Si era detto e scritto, penserà più di uno, ma il valore aggiuntivo di questa notizia sta proprio nel virgolettato, la riprova di una strategia visibile nei fatti adesso ha anche una sorta di prova inconfutabile.

A leggere l'inchiesta del NYT viene da pensare a una tecnica di disinformazione che ha sostituito la manipolazione della verità. Il caso degli analisti militari è un caso flagrante di omissione e di deformazione. Ma c'è un altro tipo di diffusione delle notizie che non ha confini nitidi, o parametri assoluti. E che risulta, proprio per questo, più difficile da individuare, o dalla quale è più difficile difendersi.
Sono quelle notizie che sono false, ma create e veicolate come se fossero vere e nei canali di quelle vere. Sono le campagne di immagine, il marketing applicato alla guerra, o ai conflitti.

E così non deve stupire se il Plan Colombia, nel quale gli Usa gettano milioni e milioni di dollari, abbia un agguerrito team di esperti in comunicazione, al soldo del Dipartimento di Stato.
Molti Stati, non solo Washington, decidono di avvalersi di esperti delle agenzie di immagine per orchestrare vere e proprie campagne che cercano di influenzare l'opinione pubblica o attutire le critiche. Il caso Pinochet, per esempio: una agenzia di immagine statunitense era incaricata di curare l'immagine del suo cliente, quando questi era stato arrestato a Londra. Il caso della Exxon Vladez, la petroliera colata a picco nei ghiacci. O, forse i più ricorderanno, il cormorano incatramato della prima guerra del Golfo. Quel cormorano non aveva mai respirato l'aria o le nubi tossiche nei pressi dei pozzi di petrolio manomessi da Saddam Hussein. Fu semplicemente una chiave emotiva per creare consenso, un'immagine che serviva a far leva sulle emozioni di un povero volatile moribondo, incapace di muoversi per la massa oleosa che ricopriva piume e penne.
 
john rendonUno degli attori principali di questa informazione di propaganda è la Rendon Group, fondata da John Rendon. È sempre il New York Times a sostenere che, dopo l’11 settembre 2001, l’agenzia ha ricevuto un incarico da circa 100.000 dollari al mese per aiutare il Pentagono nella realizzazione di una nuova macchina di propaganda: lOffice of Strategic Influence. Un ufficio che avrebbe avuto il compito di fornire elementi informativi, eventualmente anche falsi, alle organizzazioni dei media stranieri nel quadro di un nuovo sforzo per influenzare gli umori del pubblico e i policy makers sia nei paesi alleati che in quelli avversari.

Ce n'è abbastanza per cercare di abbozzare almeno una qualche cautela, ogni volta che leggiamo dichiarazioni o slogan di una semplicità, e semplificazione, aberranti. Bene e Male, Bianco o Nero, sfumature ormai inesistenti. O indirizzate, se vogliamo seguire una delle poche dichiarazioni che John Rendon ha dato di sé, da quanto riportato nell'articolo di J. Stein “When Things Turn Weird, the Weird Turn Pro. Propaganda, the Pentagon and the Rendon Group” nella rivista elettronica TomPaine.common sense. Rendon, durante un incontro all’Air Force Academy,si definì un      guerriero dell’informazione e organizzatore delle percezioni.
In tante, e siffatte, certezze, davanti a uno schermo tv o a un foglio di giornale forse è necessario rivalutare l'esercizio del dubbio."
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