giovedì, 16 aprile 2009
Dopo infinito tempo e con notevole senso di colpa torno a scrivere su questo blog solo per dire che chiunque sia interessato a leggere nuovamente qualche mio articolo lo può trovare sul blog dell'associazione Indimente a questo indirizzo.

Resistere, resistere, resistere!
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venerdì, 12 settembre 2008
Secondo Wikipedia sono più di 15.000 i lobbysti che lavorano presso le istituzioni europee. Seconda solo al Congresso Americano, il Parlamento Europeo è frequentato da migliaia da professionisti dell'influenza legislativa, personale direttamente o indirettamente pagato da centri di interesse che al 65% sono di carattere economico e privato.
Una rispondenza diretta delle grandi holding economiche nell'organo preposto a regolare in maniera sempre più minuziosa la vita comune delle persone è un affare che nessun tycoon può permettersi di perdere.
Non solo piazzando gli appositi deputati europei a Bruxelles, ma fornendo una schiera di consiglieri e portaborse preparati professionalmente a curare gli interessi di altri.
La lobby, in se stessa, non è diffusamente considerata come un male. Se regolata e dotata di un codice di comportamento può partecipare in trasparenza alla vita politica di un soggetto politico così particolare come il Parlamento Europeo.
Il problema è che solo recentemente è stato affrontato il tema della regolamentazione, mentre fino a poco tempo fa l'Unione Europea era il Far West delle lobby, visto la scarsa abitudine dell'opinione pubblica a questo pericolo.
Ci sono ONG, come Alter Eu, che si occupano della battaglia della trasparenza nell' "European Bubble" e costantemente monitorano il livello di influenza settoriale sull'attività normativa europea.
Secondo Alter EU, una coalizione di organizzazioni impegnate per una maggiore trasparenza, esistono più di 1.200 gruppi di esperti, formati dalla stessa Commissione allo scopo di aiutarla nel processo legislativo, i cui criteri di nomina e i nomi dei componenti non sono pubblici. Un fenomeno che ha preso il nome di comitology. La fase di comitology è così importante che Daniel Guéguen nel suo libro European Lobbying, un vero manuale per lobbisti, abbonda in consigli e tattiche per approcciare con successo i gruppi. Essere nel comitato o influenzarlo significa legiferare. Secondo Yiorgos Vassalos, di Coorporate Europe Observatory, altra Ong impegnata per una maggiore trasparenza del processo legislativo, gli esperti vengono «per il 55% dai governi e per il 35% dal mondo dell’industria» ma, «in alcuni settori, come biotecnologie e cambiamento climatico, la percentuale di questi ultimi supera il 50%».
E aggiunge: «Quanto spende una lobby per una campagna per dimostrare che le emissioni di Co2 (di una marca di automobili per esempio, ndr) non sono dannose? Vogliamo saperlo».
Vassallos porta come esempio la questione del ”carbone pulito”, affidata a un gruppo di esperti che vede primeggiare grandi compagnie come Enel, Edf, Siemens, con una scarsa percentuale di rappresentanti di associazioni ambientaliste.
Senza trasparenza la politica non ha senso. Votare qualcuno che rappresenta qualcun'altro è una truffa elettorale. In Europa come in Italia.
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lunedì, 01 settembre 2008
C'è un altro settore, oltre quello delle armi, in cui l'export italiano primeggia a livello europeo. E' la corruzione. Secondo l'ultimo rapporto dell'agenzia Trasparency Internacional, l'ONG che da anni si occupa di classificare i livelli di corruzione che ogni stato, attraverso le sue aziende, esporta negli altri paesi.
L'Italia, che si colloca nell'ultimo rapporto aggiornato al 2006 al ventesimo posto, è l'ultimo paese della zona UE, cioè, leggendo la classifica al contrario, il paese con il maggior tasso di corruzione rispetto agli altri colleghi europei. Addirittura paesi come il Messico e Singapore sono riusciti a ridurre le bustarelle in uscita dai loro confini.
Un sistema corrotto, che utilizza metodi non corretti per affermare i propri prodotti, distorce il mercato e penalizza il meritevole, anche italiano, che non riesce a promuovere il proprio prodotto perchè trova tutti i canali occupati, ma sopratutto lascia sempre tanta incertezza per il futuro oltre a gettare un ombra di sfiducia e di instabilità sul paese promotore di questa improba pratica.

Chi guadagna sulla corruzione è sempre la criminalità organizzata, chi ci perde è sempre il produttore onesto ed il consumatore, costretto a pagare il prodotto sempre un pò di più rispetto al prezzo naturale.

It's the italian way...

Qui potete trovare la pagina di wikipedia con il "Bribe Payers Index" il rapporto di cui trattasi...

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domenica, 31 agosto 2008
Roma è una città senza futuro. Una città da tempo in mano al degrado e che ora sta vivendo, per tante disperate coincidenze, un ondata di violenza politica che non ha precedenti.
L'attentato di ieri sera è l'ultimo, purtroppo solo in ordine temporale, di una serie di episodi tanto violenti quanto significativi che hanno macchiato di sangue le notti romane.
Nella confusione di opinioni generale, nel via libera che le istituzioni, i centri di informazione e l'opinione pubblica generale hanno lasciato a queste squadracce si cela preoccupantemente una vera e propria intenzione destabilizzatoria.
Si cerca di dare alla violenza, al disordine un solo colore, un solo colpevole, falsificando con l'informazione di regime la vera situazione di questo paese, cioè quella di una irrefrenabile svolta autoritaria e proto-fascista, dettata dall'ignoranza, dalla paura e dall'irresistibile desiderio del mediocre di non sentirsi tale.
Le nuove "puncicate romane", che da anni mietono vittime tra giovani ragazzi dei movimenti di sinistra colpevoli, forse, solo esclusivamente di essere se stessi sono la fenomenologia del vuoto emotivo di una folta schiera di adolescenti esaltati dall'impunità che questa società offre a chi vuol fare giustizia da solo, dalla tacita solidarieta della società non-pensante che ha bisogno di schierarsi con il più forte per non sentirsi perduta.
La nota più preoccupante è che dietro questo scontro frontale, dietro questa sconcertante violenza non si intravede una rivalità concreta, ma solo una affannosa necessità di individuare un diverso. Lo scontro non è sui contenuti, ma sulle bandiere, non più sulle idee ma sui simboli che, come tali, hanno poco senso senza un supporto concreto.

Una situazione talmente diffusa e radicata che non permette scissioni di alcun tipo di differenziazione, gettando un ombra grigia sulle nuove generazioni politiche che, invece di dare una nuova verve al piattume dei partiti se ne sono fatti fin troppo influenzare.
La fatale china che questa situazione ha intrapreso lascia poco scampo ad una speranza di riconciliazione, proprio perchè  una divisione sostanziale non esiste proprio perchè l'esaltazione cieca di alcuni destabilizza la libertà di molti. Non ci sono pacchetti sicurezza, misure anticrimine, vigili armati che possano regolare questa situazione, se non un nuovo, determinato appello alla non-violenza sistematica, all riaffiorare delle idee, che sono la salvezza della democrazie e l'unica vera catena per legare il potere.

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lunedì, 21 luglio 2008
Non so se ho compiuto uno sforzo utile ad indignarmi per il provvedimento contenuto nel pacchetto sicurezza relativo ai censimenti rom con archiviazione delle impronte digitali.
Anzi, se devo essere sincero credo fermamente di aver sbagliato, perchè è assolutamente erroneo attaccare quella scelta del governo per la sua discriminatorietà.
Non è discriminatorio perchè presto ce le prenderanno a tutti le impronte digitali.
Dal 2010, per la precisione, quando entreranno in vigore le nuove carte di identità che saranno obbligatoriamente dotate sia di fotografia sia di riproduzione delle impronte digitali.
Di questo si è già discusso in parlamento e già è stato dato il primo via libera in commissione bilancio.
Per le conseguenze di questa scelta vi rimando al blog di guido scorza che meglio di me ha studiato questa innovazione, ma chi tanto tempo fa parlava di controllo delle masse attraverso il consenso delle stesse non poteva sicuramente aspettarsi di essere un così attendibile profeta.



P.S: Altranotizia farà presto parte di un progetto più grande, chiunque voglia saperne di più può scrivere a indimente@gmail.com
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martedì, 08 luglio 2008
Ormai la missione del controllo di massa mediatica ha pienamente raggiunto il suo scopo.
Percepiamo una realtà sola, quella mediata, comunicata attraverso la voce monotona ed antidialettica dei mezzi d'informazione.
Sin dall'inizio della stucchevole e recitata campagna elettorale il tema centrale è stato quello della sicurezza, i politici parlavano solo di immigrati, i telegiornali martellavano l'opinione pubblica con notizie di furti omicidi e stupri commessi da immigrati "clandestini", si diceva che gli italiani chiedessero sicurezza e che il primo capro espiatorio dovessero essere gli "irregolari", coloro che sostavano sul territorio italiano senza permesso.
L'intera campagna elettorale romana si è svolta sul tema della sicurezza, ogni candidato prometteva armi a qualsiasi pubblico ufficiale che passava per la capitale, credendo ciecamente alla falsa equazione che il terrore elimini la povertà e l'emarginazione, che sono a base degli episodi di criminalità commessi dalle minoranze etniche.
Ma la passività con la quale si riceve la realtà intermediata ha disincentivato la curiosità, il dubbio, la capacità profondamente democratica del cittadino di indignarsi.
Basta superare la soglia dello schermo per conoscere una realtà completamente diversa. E' sufficiente leggere dei documenti ufficiali,  per smentire sfacciatamente le diffamazioni verso Rumeni, Nomadi, Albanesi ed etnie varie.
Il rapporto sulla criminalità del Ministero dell'Interno, aggiornato al 2006, ci dice che dei crimini più gravi (omicidi, lesioni, stupri) solo il 18% avviene per mano di migranti, e non è detto che tutti siano clandestini.
Che dei furti nelle abitazioni e degli scippi commessi nelle strade solo il 26% circa è commesso dagli stessi migranti.
Tutto il resto?
Principalmente mafia, criminalità organizzata, padri di famiglia, truffatori legalizzati, tutti bersagli scomodi per i telegiornali di stato, meglio colpire duro su Rom e Rumeni che hanno meno possibilità di difesa.
Così vengono alla luce le storie di attacchi punitivi di squadre di polizia in assetto antisommossa , compiuti a Milano il 24 Aprile, l'11 Giugno, il 20 Giugno verso campi nomadi periferici con la sola colpa di essere "non autorizzati", vicende come quella Stelian Covaciu, 12 anni , picchiata e minacciata per essersi opposta alla distruzione del suo campo nomadi.
In tutto questo la sfumatura più agghiacciante è il consenso che intorno a queste operazioni si sta creando. Una volta che il pacchetto sicurezza è stato applicato, con la resistenza di qualcuno ed il compiacimento di molti, la percezione delle sicurezza in italia è cambiata in modo radicale, troppo radicalme per essere vero.
La gente che fischia all'uscita dei campi nomadi è come la gente che acclamava l'autorità maschia di Mussolini a Piazza Venezia, come quelli che aiutavano la deportazione degli ebrei con la ferma convinzione di fare del bene al proprio paese.
I rom vengono schedati, anche i minorenni, la stampa internazionale s'indigna, le associazioni internazionali per i diritti suonano sempre più forte l'allarme dell'intolleranza razziale, ma l'opinione pubblica ignora, continua ad essere allevata da ignorante e sempre di più si compiace di questa ignoranza.
I media non parlano più di omicidi o di stupri commessi da stranieri, il problema, all'apparenza sembra risolto, ma è tutta una grande fiction, che ci aliena, ci esilia dalla realtà per farci vendere meglio il nostro consenso.
Ma chi ha ancora il dubbio, la curiosità di capire e di smentire sa che nessuno può vedere compressi i propri diritti solo per il fatto di appartenere ad un'etnia piuttosto che ad un altra.
Sa che l'impunità di larga scala dei crimini "italiani" è una delle cause del malessere nazionale, e che la persecuzione verso i nomadi è un assurdo tentativo di dare la colpa a qualcun altro invece di guardarsi allo specchio
Sa altresì che chi vuole tornare indietro nella propria storia per riesumare i periodi più neri solo al fine di mantenere lo status quo verrà travolto prima o poi dall'evoluzione del mondo, che di un manipolo di revanscisti, sinceramente, se ne frega.



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sabato, 05 luglio 2008
Per assurdi problemi tecnici, molto "italiani", Altranotizia è stato sospeso per circa un mese, chiedo scusa alle persone che mi hanno mandato delle mail di sollecito a riprendere le attività, ma in sostanza mi era impossibile.
Spero di ripredendere il ritmo solito al più presto possibile, intanto vi lascio un articolo direi più che preoccupante...




da www.lastampa.it su segnalazione di Valerio
Quando i blog scomodi commettono reato di informazione
Lo storico siciliano Carlo RutaSe cercate sul Web www.accadeinsicilia.netwww.leinchieste.com».
E’ stato oscurato oltre quattro anni fa - come si usa in Cina - il blog AccaddeInSicilia.net e da allora l’americano che ne ha comprato il dominio non ne ha ancora fatto nulla. Ma, come si confà alle regole di scambio della Rete, offre il link al nuovo sito del suo ex proprietario, lo storico siciliano Carlo Ruta, 55 anni, giornalista e saggista, vittima di una vicenda kafkiana che lo ha costretto a migrare tutto il suo lavoro di documentazione su www.leinchieste.com: aperto con gli stessi contenuti del sito oscurato (dalle indagini sull’omicidio del giornalista Giovanni Spampinato alla strage di Portella della Ginestra fino agli affari anomali della Banca Agricola Popolare di Ragusa per citare le più gettonate). Registrato - miracoli della Rete - non più in Sicilia, bensì in salvo su un server americano.

Ovvio che chi lo voleva chiudere non si è ritenuto soddisfatto. Così è arrivata prima una condanna per diffamazione a sette mesi di carcere in primo grado e lo scorso 8 maggio il Tribunale di Modica lo ha condannato per il reato di «stampa clandestina». E’ esplosa la protesta dei blogger.

La prima volta
«E’ la prima volta in Europa che un blogger viene condannato per stampa clandestina, un reato penale, retaggio del fascismo, che punisce con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 250 “chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art.5”. Ricevo solidarietà perchè tutti i blog sono a rischio» commenta Ruta, che è da anni oggetto di minacce mafiose. Lui e la sua famiglia: una moglie redattrice in una casa editrice locale «molto preoccupata, ma non mi ha detto mai di smettere» e due figli adolescenti cresciuti nel «cono d’ombra», come lo chiama Ruta, abituati al clima del «Gulag Sicilia», il titolo del suo libro sull’omicidio di Giovanni Falcone edito da Rubbettino. «Ho ricevuto 25 denunce, ma ho vinto quasi sempre perchè ero ben documentato, sebbene le procure di Modica, Ragusa, Messina e Catania in questi anni abbiano fatto di tutto per screditarmi».

Il tam-tam della Rete ha portato il caso all’attenzione di sessanta storici italiani, che hanno firmato una lettera aperta di solidarietà a Ruta che esprime «preoccupazione» per gli effetti della sentenza sull’attività di ricerca e contesta l’inedita valutazione dei siti Internet con le norme della carta stampata.

«La sentenza richiama alla memoria metodi censori propri di regimi politici non compatibili con una piena libertà democratica e potrebbe ripercuotersi contro chiunque svolga coraggiosamente funzioni di informazione civile in contesti ambientali sfavorevoli».

L’appello, diffuso nell’ambito della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), è stato lanciato da alcuni noti ricercatori e storici. «La sentenza ci preoccupa, ma non arriva del tutto inattesa» spiega il primo firmatario, Carlo Spagnolo. «Purtroppo anche fra noi storici finora non tutti hanno percepito le implicazioni di queste cose con la libertà di ricerca, di documentazione e di espressione delle libere opinioni specialmente in materie delicate quali i rapporti fra mafia, politica e affari di cui si occupava, fra l’altro, il sito oscurato».

Il giornalista blogger calabrese Antonino MonteleoneLa mobilitazione
In Italia il caso Ruta si aggiunge  a quello di un altro blogger, il giornalista calabrese Antonino Monteleone, 23 anni, che ai primi di giugno si è visto mettere il suo blog (www.antoninomonteleone.it) sotto sequestro dalla magistratura di Reggio Calabria perchè ha pestato i piedi all’onorevole Giuseppe Galati (Udc), che non si è accontentato di una rettifica.

Secondo il rapporto annuale World Information Access dell'Università di Washington sarebbero 64 dal 2003 ad oggi i blogger arrestati per reati di opinione - ovvero per aver espresso il proprio pensiero attraverso i propri «post» (pubblicazioni) - e il dato cresce, di anno in anno, in misura esponenziale anche in Paesi quali l’inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti. «Siamo tutti clandestini» scrive sul Barbiere della Sera il blogger Antonello Tomanelli di «www.difesadellinformazione.com».

Tra i blog mobilitati per Ruta e Monteleone c’è quello di Beppe Grillo. L’unione fa la forza, ma la legge si presta a interpretazione e non è affatto detto che i blogger la spuntino facilmente. Che cosa farà adesso, Ruta? «Francamente speravo in un’assoluzione, sono stanco...Ma ricorrerò appello e cercherò di vincere». Stavolta, dalla sua, ha la rete dei blogger.

QUATTRO DOMANDE A GUIDO SCORZA

Guido Scorza, blogger e docente di diritto dell'informatica all'Università di BolognaLa disciplina della materia è confusa». Guido Scorza, docente di diritto dell’informatica all’Università di Bologna, che tiene un blog (www.guidoscorza.it) sulle problematiche legali nuove che emergono nella società dell’informazione online, commenta i reati contestati ai blogger Carlo Ruta e Antonino Monteleone.
Come giudica l’accanimento contro i blog?
«I giudici fanno fatica ad applicare disposizioni di legge scritte nel 1948 con in mente l’invenzione di Gutenberg alle nuove forme di divulgazione delle informazioni. Nel caso della condanna di Carlo Ruta per stampa clandestina - sebbene non siano ancora state depositate le motivazioni della sentenza - è evidente che il giudice ha dato per presupposto che il blog dello storico siciliano fosse equiparabile ad una testata giornalistica. Ma il blogger non è tenuto ad alcuna registrazione. Nel caso di Antonino Monteleone, con il sequestro di un intero blog benché il post incriminato fosse uno soltanto è come se, anziché sequestrare il numero di una rivista contenente contenuti illeciti, l'autorità giudiziaria sequestrasse tutti i numeri passati del periodico e ne inibisse la pubblicazione di nuovi. Si tratta di evidenti errori, determinati anche dalla scarsa conoscenza del fenomeno Internet».
I blogger imputati ingiustamente come possono difendersi?
«E' difficile difendersi in un contesto di profonda incertezza del diritto. Non c'è dubbio, tuttavia, che un blogger deve prestare grande attenzione a ciò che scrive, nella consapevolezza che le sue parole possono esser lette in tutto il mondo e ledere altrui diritti».
Costringere un blog a chiudere è inutile?
«L'esperienza insegna che i sequestri in Rete - non solo di blog - spesso ottengono il risultato contrario a quello voluto dalle autorità perché le dinamiche della Rete sono tali che un contenuto originariamente pubblicato su un certo blog può esser fatto "rimbalzare" su decine di migliaia di altri siti così da vanificare il risultato del sequestro».
Ha fatto notizia la blogger censurata a Cuba: siamo come li?
«E’ in atto una politica di disincentivazione all'utilizzo delle nuove tecnologie come strumento di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero. E' un peccato perché la Corte Costituzionale ha spesso ricordato che proprio la libertà di manifestazione del pensiero costituisce una pietra angolare della nostra democrazie ed Internet ne consetirebbe il pieno esercizio da parte di chiunque in pochi clic».
spunta una pagina bianca con la scritta «Sito in allestimento. Se state cercando il sito di Carlo Ruta visitate www.censurati.it/voxpeople/carloruta
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giovedì, 29 maggio 2008
Si è parlato molto recentemente delle condizioni disumane nelle quali vengono tenuti i migranti all'interno dei cpt.
Le denunce di Amnesty international e delle associazioni umanitarie hanno svelato che la situazione all'interno di questi recinti per bestiame sono ancor più pessime di quelle che l'immaginario collettivo avesse potuto figurare.
Ci si aspettava un'intervento dello Stato, e l'intervento c'è stato, più che tempestivo.
Infatti, d'ora in poi, non esisteranno più i CPT, i centri di permanenza temporanea. Al loro posto ci saranno i Centri di Identificazione ed Espulsione.
La disposizione è contenuta nell'articolo 9 del decreto sicurezza presentato al Senato.
Quando non si può intervenire sulla sostanza, si interviene sulla forma.
Il governo avrà guadagnato perlomeno il tempo che ci metteranno i manifestanti a cambiare la sigla sui loro cartelli.

Per il resto, tutto come prima...
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lunedì, 26 maggio 2008
Piccolo post d'avviso.
Da poco sono disponibili on line,sul sito del senato, gli atti delle commissioni d'inchiesta dalla decima alla quindicesima legislatura.
In particolare sono disponibili gli atti sul "Caso Moro" e sulle stragi irrisolte.
Molti atti sono ancora coperti dalla legge sul segreto di stato, ma qualcosa di curioso c'è ancora.
Per chiunque voglia spulciare, il link è questo...
Buona navigata...
postato da: megliodiniente alle ore 22:41 | Permalink | commenti
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martedì, 20 maggio 2008
Vi ricordate il terremoto del 1997 in Umbria e nelle Marche? Quello che fece crollare la volta della Basilica di Assisi e che fece arrivare in Italia centinaia di migliaia di container per sistemare le famiglie sfollate dalle case dissestate?
Roba di dieci anni fa, ma visto che ancora non è stata chiusa l'emergenza belice (1968),  nulla di inaspettato se quell'episodio gravi ancora sulle casse italiane.
Non solo. Date la situazione di emergenza fu concessa la possibilità agli abitanti delle zone colpite di sospende il pagamento delle tasse e dei versamenti previdenziali che sarebbero stati coperti dallo stato per il periodo di riassestamento finanziario della zona.
Lineare.
Solamente che quel debito non è stato mai recuperato e la protezione civile, che si finanziava direttamente con quel gettito, richiede a distanza di circa dieci anni ancora fondi per gestire la situazione terremotati.
Ma in italia ci sono talmente tanti commissariamenti, tante emergenze aperte, tanti interessi, tanti buchi da colmare con i soldi pubblici che uno più o uno meno non fa nessuna differenza.
Cosìcchè si è stabilito, con un decreto legge del governo Prodi ora in sede di conversione alla Camera di destinare altri 48 milioni per finanziare ulteriormente l'attività della Protezione Civile in uno di quei cantieri infiniti che vestono ignominosamente tutto il paese.
Ma il problema è sempre il solito, da dove sono stati presi i soldi?
Dai ministeri.
Euro 9.903.000 dal Ministero della giustizia, euro 29.850.000 dal  Ministero della pubblica istruzione, euro 3.057.000 dal Ministero per i beni e le attività culturali, euro 1.331.000 dal Ministero dei trasporti, euro 4.659.000 dal Ministero dell'università e della ricerca.
Solito destino dei fondi pubblici, invece di costruire qualcosa, devono colmare le voragini dell'inefficienza.

Qui potete trovare il testo del decreto in questione.
postato da: megliodiniente alle ore 20:03 | Permalink | commenti (1)
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